L’oriente , Lenin e la strana democrazia di SEL

C’era una volta ad est della città di Napoli un quartiere operaio, grande, pieno di fabbriche in cui il partito degli operai , dal curioso simbolo fatto con due arnesi da lavoro, riuscì a rappresentare da solo quasi 8 elettori su dieci. In quel quartiere , che curiosamente ricordava anche in modo geografico un altro luogo simile ma molto lontano, la gente aveva la curiosa usanza di passare molto tempo insieme in luoghi chiamate sezioni. Lì vigeva una strana usanza, molto diffusa per la verità anche in altri luoghi, per la quale ogni singola decisione veniva preceduta da lunghe ed estenuanti discussioni. Si discuteva su tutto! Su cosa fare, sul come farlo e addirittura su chi doveva farlo. Alla fine di queste strani  esercizi di linguistica, a cui prendevano parte tutte le classi sociali, i giovani, gli anziani , i proletari e i professionisti, le donne casalinghe e le femministe, che una volta lì contavano tutte allo stesso modo, si votava. Ognuno alzava la propria mano, qualcuno anche il pugno ( ma quelli erano i romantici), e poi si contavano.

 

Nel pomeriggio di oggi, mentre ero assorto tra i conti del mio lavoro, ricevo una telefonata in cui un mio collega candidamente mi “comunica” di aver “comunicato” ( e scusate la ridondanza) il nome del mio capogruppo al consiglio municipale alla segretaria del consiglio. Salto dalla sedia ma non mi viene da incazzarmi ma da ridere, e gli chiedo di ripetere quello che mi aveva detto e lui candidamente me lo ripete. Io gli chiedo se non fosse stato il caso magari di fare una riunione, magari davanti ad un caffè e magari non c’era neanche bisogno di votare perché essendo in tre non ce ne fosse stato bisogno. Lui mi risponde con la consueta e sincera cortesia , che da “Napoli” era giunta voce che noi eravamo troppo divisi e che quindi, quasi a scusarsi, c’era bisogno del capogruppo. Ci salutiamo con cortesia, e lui mi consiglia di chiamare il mio neo capogruppo per fargli gli auguri.

 

Attacco il telefono e tutto d’un tratto mi appare Lenin… Bello, calvo, avvolto da una luce mistica con in mano “Stato e Rivoluzione” che come l’arcangelo Gabriele mi guarda senza parlare. Mi alzo di colpo dal mio studio e mi dirigo verso la libreria e cerco un po’ di libri. Ci metto un po’ , perché è evidente che non andando più di moda sono accantonati molto bene e li trovo dopo un po’, in basso, dietro a dei vecchi VHS. Do una scorsa veloce e mi rendo conto che in fondo in miei compagni forse hanno ragione. Lì trovo le ragioni di quella apparentemente strano modo di fare. Mi trovavo evidentemente di fronte “al superamento dello stato e della democrazia” e quindi fuori dalla mia finestra si era finalmente, quasi un secolo dopo, materializzato il Comunismo!

Il sogno dura il tempo di arrivarci alla finestra ed aprila per capire che non era esattamente quella la spiegazione.

 

Mi risiedo e mi collego a Facebook , quando scorrendo sulla una delle pagine del mio partito per trovare qualche notizia ( Circolo SEL Napoli Est)  trovo la “terza rimozione” di uno dei “Post” del mio blog che avevo messo sulla bacheca, in cui descrivevo una riunione fatta con il sindaco per il recupero di una struttura vandalizzata. E’ successo di nuovo, come quella volta quando un post del partito nazionale che avevo messo in bacheca sulla vicenda dell’esenzione dell’ICI ai beni del Vaticano era stata rimossa e sostituita con uno dell’ “Avvenire”.

Allora mi è tutto chiaro: si tratta forse della “strana democrazia si SEL Napoli est”. Una democrazia talmente moderna che ha abolito le discussioni, i documenti politici, dove non si vota per eleggere il capogruppo e te lo si comunica dopo averlo comunicato al presidente della municipalità, a cose fatte e per telefono. Dove non si definisce la linea istituzionale del partito e in cui sorgono 14 circoli (salvo esserne aperti appena due) di cui non e ben chiaro chi siano coordinatori ed iscritti.

LENIN

Non mi rassegno all’evidenza ma non posso fare a meno di prendere atto che alla mia veneranda età non posso che ritenermi un romantico residuato bellico del 900… ma decido di restare e resistere.

 

In questa nota, volutamente ironica, sono descritti fatti e circostanze realmente accadute in uno dei circoli più grandi non solo della città di Napoli ma di tutto il paese. Credo che tutto ciò necessiti di una riflessione seria e rigorosa che indaghi le ragioni di questa pericolosa deriva, consumata da mesi nell’assoluto silenzio assordante di parte dei dirigenti del nostro partito. Queste pratiche “tardo-brezneviane” vanno espunte da noi stessi  per far posto alla democrazia delle differenze. Questo valore và salvaguardato ad ogni costo, e spero che questi segnali di degenerazione possano innescare quegli anticorpi democratici che ci consentano di proseguire nella costruzione del soggetto politico che vogliamo. Soggetto che ha l’ambizione di voler essere l’esempio della buona politica e soprattutto della “nuova” Politica… Fiducioso attendo.

 

One Comments

  1. Gigi Valentino scrive:

    Caro Patrizio, complimenti per l’ottima “nota ironica”. Come dici tu, è meglio riderci sopra. Il modo in cui certi “istituzionali” fanno politica ancora oggi è a dir poco infantile e miope. L’invito poi, di fare gli auguri al neo capogruppo, rimanda a quei pessimi meccanismi politici che gli elettori a Napoli hanno condannato con l’elezione dell’ottimo sindaco De Magistris. Ricordo come ci si è riempita la bocca per “pochi giorni” sugli errori e sul fatto di non aver colto il vento del cambiamento. Io penso che non si tratti di cogliere, ma di essere realmente e concretamente parte del cambiamento. E certe “persone del passato” son condannate a non farne parte !!!!

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