Lascio il gruppo di SEL ma resto nel partito per costruire la sinistra

Questa mattina ho formalizzato, alla segreteria del consiglio della Munipalità 6, le mie dimissioni dal gruppo consiliare di Sinistra Ecologia e Libertà, per collocarmi momentaneamente nel gruppo misto. Venerdì comunicherò il nome del gruppo consiliare a cui aderirò, e la sua consistenza. La mia decisione arriva dopo un periodo estremamente amaro della mia esperienza politica e istituzionale, di cui, però, non ho nulla da rimproverarmi. È evidente, e non accetto l’ipocrita negazione che ne fanno i miei ex colleghi del gruppo, che tra gli eletti di SEL non vi è mai stata volontà di restare veramente insieme. Mi sono sentito in questi mesi  etichettare in molti modi, spesso grotteschi, sia per il mio comportamento che per le mie azioni istituzionali. Strano, egocentrico, isolato, antipatico, ma mai ho avuto la possibilità di potermi veramente misurare con una discussione politica interna, tesa a fugare i dubbi. Le critiche che ho ricevuto mi sono state mosse, sempre, tra i corridoi  e con l’arma del pettegolezzo da sacrestia e del dileggio personale.

Ho denunciato al gruppo dirigente, locale e cittadino, la mia situazione di disagio e quella dei compagni con i quali abbiamo scelto, nel settembre di due anni fa, di iniziare un percorso politico con SEL. Ho ricevuto tante rassicurazione ma mai un sereno confronto. C’è sempre stato qualcuno che doveva metabolizzare, qualche scadenza da superare, degli incontri da programmare e, intanto, tanti compagni decidevano e decidano di cambiare strada e lasciare la nostra esperienza.

Ho subìto un ricorso elettorale, scientificamente pianificato da chi professava pubblicamente la soluzione politica e praticava ,appena giratosi, una sicura soluzione che avrebbe risolto l’”anomalia”.

Mi sono visto, in questi mesi, cancellare dalla pagina del mio partito senza che nessuno avesse neanche la forza di censurare questo atto di puro “stalinismo”.

I mie post del partito nazionale , sostituiti da quelli de “L’Avvenire” (l’organo della conferenza episcopale) e la continua e vomitevole censura di tutte le proposte che ho provato a costruire.

Non sono un uomo per tutte le stagioni. Ritengo di non poter sopportare oltremodo la mortificazione della mia cultura politica da parte di quella che non esito a definire una “setta”. Ho visto intorno a me stringere accordi che “sfregiano” i tratti somatici della nostra cultura politica, alla quale mi sento sacrificato.

Per il dovere verso la nostra gente è giusto levare il velo a una realtà territoriale radicalmente diversa dalla controfigura di “cartone” mostrata al partito e alla città. Una realtà fatta di organismi finti (come il coordinamento dei circoli della zona orientale: rifiutato dai  circoli territoriali e statutariamente inesistente, ma legittimato di fatto dagli “alti papaveri” del nostro partito) e dirigenti cooptati senza mai essere legittimati da alcun processo democratico. Una terra di mezzo disseminata in un solo quartiere da bene 14 circoli (forse ne sono 17 non l’ho mai capito) creati ad arte per aggirare il regolamento congressuale e portare più delegati. Un “non luogo” che somiglia più ad un gruppo di preghiera che ad un partito politico in cui, lontano dai riflettori pubblici, è bandita per fino la parola “compagno”!!

Non sono più disponibile a ricoprire la carica di capogruppo che prima mi è stata conferita nella prima discussione vera fatta da quando sono in SEL, e poi successivamente vincolata alla firma di un’ accordo in cui mi si metteva per iscritto l’esplicito divieto di non “comprometterne gli equilibri” salvo poi nel caso in cui avessi disobbedito il dovermi sottoporre “ai Dirigenti del Partito e sarà motivo di revisione degli impegni e dei ruoli di ciascuno

Patrizio Gragnano - Peppe De Cristofaro - Luigi De Magistris

 

Vedo la politica in modo diverso.

Strappo. Perché non accetto di rimanere afono e supino al centro sinistra con il quale credo ci debba legare un rapporto di correttezza e di non subalternità.

Strappo. Perché ritengo che pur nelle diversità quando si decide di condividere un progetto, questo debba poggiare sulle fondamento del rispetto delle culture politiche.

Strappo. Perche in un partito non può vigere la regola della democrazie “Orwelliana” per i quali ci sono compagni più uguali degli altri.

Strappo. Perche rigetto la volgarità e il plebeismo che ho conosciuto in questi mesi.

Strappo. Perché è l’unico modo per far sentire il mio dissenso e accorciare la distanza tra quello che appariamo e quello che realmente siamo diventati.

Il documento che mi è stato sottoposto

Resto convinto della giustezza del progetto di SEL , che incarna l’orizzonte di una sinistra unita, moderna e libertaria e proverò con altri a dar vita ad una sensibilità politico culturale ben definita  e che incarni questi contenuti nella nostra città.

Coscio della radicalità di questo gesto, rimango sereno tanto verso le sue conseguenze che  nella sua giustezza.

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