Senza categoria

Ritorno all’inferno

Ritornare ai bipiani è sempre un fatto che mi segna, rivedere quei luoghi, respirare l’acre profumo del silenzio soffocato nel degrado e costatare che ancora una volta nulla è cambiato.

Stamane ci sono ritornato ed ho trovato un silenzio ancora più cupo, triste , duro che descrive una narrazione fatta di rassegnazione e riflessi condizionati. Ci viene incontro un uomo che conosco di viso , si avvicina mi riconosce e cambia espressione. Quasi mi rimprovera per averlo abbandonato ma poi attacca con quello che chiamo “il cantico dell’abbandono”. Nelle sue parole la rassegnazione di chi non ha mai imparato a lottare e non ha la forza di cercarne gli strumenti. “ci serve una guida” ci dice , manifestando tutta la propria rassegnazione. Poi continuo con una troupe televisiva il mio classico Tour, i fili scoperti, le fogne a cielo aperto e una quotidianità agghiacciante tra lastre di Eternit e lanavetra che sono ormai parte del paesaggio.

Ad un tratto una voce amica , mi chiama per nome , mi accoglie con un sorriso è una di quelle che con  noi aveva condotto la lotta qualche anno prima . Mi butta le braccia al collo e sorride , ma ha il fisico segnato dalla malattia. Le chiedo come stà, un pò per consuetudine, mi risponde con un sorriso smorzato e mi indica il balcone di fronte. “ta la ricordi… se n’è andata cù chella malatia!”. Da queste parti il tumore è di casa, vivere in queste baracche è una condanna di fatto , ma qui non ci pensano e quando arriva non osano nenanche chiamarlo per nome. Cambio discorso, cerco di caricarli forse per caricare me,  gli dico che bisogna ricominciare e quasi mi scuso per la mia assenza. Mi si avvicina un’altro uomo che non conosco, subito attacca e dà la colpa ai migranti. “loro hanno i sussidi, le case e noi nulla” , provo a fargli capire che non è cosi, che stanno sulla stessa barca ma non sente ragioni. “poi lo stato si aspetti una reazione” minaccia e lì capisco che il clima è cambiato, l’assillo mediatico ha reso questo posto una polveriera. Qui da anni convivono quasi 6 etnie diverse ma la tensione ora è diversa, è tutto più difficile e più complicato ma non si può non riprendere da dove eravamo .

Ora è il tempo che la vicenda riprenda una piega , riproverò a sollecitare l’interrogazione al senato e ho scritto una nota dettagliata all’ Osservatorio Nazionale sull’ Amianto. Credo che chi di dovere dovrà dare un segnale assumendosi la responsabilità della sua inettitudine di fronte a quello che si configura come un vero e proprio danno ambientale.

Per fare una battaglia non occorre l’abito istituzionale e  di sicuro non sarò da  solo. L’inferno è brutto ma non possiamo non abitarlo, almeno per ora.

Campo Bipiani di Ponticelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *